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11 Novembre
Oggi sono stato nel gabinetto del nostro direttore, ho temperato per
lui ventitré penne e, per lei, ahi, ahi, ahi... per la di lei Eccellenza,
quattro penne. A lui piace molto che ci siano penne di riserva. (..
. )
5 Dicembre
Oggi ho letto tutta la mattinata i giornali. Strani fatti succedono
in Spagna. Io anzi non ci capisco bene. Scrivono che il trono è vacante
a che gli alti gradi si trovano in una posizione imbarazzante per ciò
che concerne la scelta del successore, e ne derivano torbidi. Quanto
a me pare oltremodo strano. Come può il trono essere vacante? (...)
48 Aprile 2000
Questo è il giorno del più solenne trionfo! La Spagna ha finalmente
un re. S'è trovato. E quel re sono io. Non prima di oggi, appunto, I'ho
saputo.(...)
Per lungo tempo Gogol è stato considerato uno scrittore realista, dai
prevalenti interessi sociali: il critico russo Belinskij, nel 1835,
lo definì "poeta della vita reale". I contemporanei non riuscivano a
vedere in lui ciò che a oggi appare chiaro, e cioè che Gogol, dietro
il chiacchiericcio dei suoi personaggi, perfettamente mimato e imitato
dalla realtà, dietro I'apparente concretezza dei particolari, è un creatore
di lividi ossessivi fantasmi, di surreali manichini annaspanti nel vuoto:
quel vuoto che alla fine ha afferrato e travolto anche lui. "Il diario
di un pazzo" è dunque tutto questo raccontato con sottile ironia.
II "Diario di un pazzo" di Nikolaj Gogol, appartiene a un trittico di
lavori apparso nel 1835, sotto il titolo di" Arabeschi". Solo in epoca
recente si è pensato di unificare le cinque novelle dell'autore nei
"Racconti di Pietroburgo" II "Diano", si sviluppa come un'autobiografia
e, a differenza delle altre novelle narrate in terza persona, mostra
una naturale vocazione al monologo teatrale. II racconto è un viaggio
nella doppiezza, nella schizofrenia di un uomo niente affatto particolare,
è l'iter di un piccolo borghese alle prese con una smisurata ambizione
che lo porterà a smarrire identità e ragione. II protagonista Popriscin,
è un impiegato dalla pallida personalità che ha oltrepassato la quarantina
e, tuttavia, ha la sola responsabilità di temperare le matite per il
capoufficio (un antesignano della nostra condizione di lavoratori parcellizzati?),
l'amore per la di lui figlia, lo porterà giorno dopo giorno a sprofondare
nel delirio, annotando su un diario il grafico della sua follia. In
queste memorie ", vi sono pagine che narrano di cani parlanti e scriventi,
straordinariamente simili a impiegati e borghesi dal comportamento canino,
di manicomi e di pazzi scambiati per corti e dignitari e soprattutto
della metamorfosi di una crisalide impiegatizia nel più rappresentativo
essere esistente: Ferdinando VIII re di Spagna. L'infinita amarezza
e crudeltà del destino di Popriscin è annegata nell'ironia e nella comicità
che fanno di questo personaggio I'archetipo di una schiera di "non eroi"
protagonisti di tanto teatro e letteratura del 900" europeo.
Lino Spadaro
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