Dopo quattro anni dall'allestimento di Un patriota per me di Osborne,
Giancarlo Cobelli torna a Modena per mettere in scena Macbeth di William
Shakespeare, spettacolo coprodotto da Emilia Romagna Teatro- Teatro
Stabile Regionale e da Nuova Scena-Arena del Sole-Teatro Stabile di
Bologna. Lo spettacolo si inserisce in un progetto più ampio realizzato
in occasione del centenario verdiano: per completare l'omaggio al
grande musicista infatti, Cobelli metterà in scena la tragedia shakespeariana
nella doppia versione, in prosa e in lirica quest'ultima coprodotta
dai Teatri Comunali di Modena e Ferrara e dal Municipale di Piacenza.
Per entrambi gli allestimenti le scene e i costumi saranno creati
da Carlo Diappi e le luci da Robert John Resteghini. Due versioni
per un unico allestimento, per un'unica indagine registica che ha
come punto di partenza e nucleo fondante l'opera in prosa, dalla quale
scaturisce la versione lirica. "Il Macbeth- scrive Andrew Cecil Bradley-
lascia nella maggior parte dei lettori una profonda impressione delle
sofferenze di una coscienza colpevole e della ricompensa che riceve
il delitto… Ma ciò che Shakespeare sentì, forse, anche più profondamente,
quando scrisse questo dramma, fu l'incalcolabilità del male: il fatto
che quando vi si invischiano, gli esseri umani non sanno quello che
fanno. L'anima, sembra dirgli la sua sensibilità, è qualcosa di tale
inconcepibile profondità, complessità, e delicatezza che quando vi
introducete, o tollerate che vi si sviluppi, un qualsiasi cambiamento,
e in particolare il cambiamento chiamato male, non potete formarvi
che un'idea molto vaga delle reazioni che avverranno in voi. Tutto
ciò di cui potete essere sicuro è che esse non saranno ciò che vi
aspettate, e che non sarà possibile evitarle." Sulla traduzione di
Masolino D'Amico, l'adattamento di Cobelli opera una riduzione: scelta,
funzionale alla concentrazione della scena e della sala, che permette
di costruire un concertato teso, che faccia deflagrare in scena il
tragico disfacimento delle anime e dei corpi. Un' azione che erompe
selvaggia sulle lande di una Scozia arcaica, estremo lembo del mondo,
per procedere con furia veemente in un'angoscia che non conosce respiro
sino alla prima terrificante crisi: il massacro della sacralità regale
di Duncan. Su queste macerie germoglia la tirannia di Macbeth incoronatosi
re, e le ribellioni della sua coscienza sono sconfitte dall'alleanza
tra le forze del male e la ferrea ambizione della consorte Lady Macbeth.
Travolto nel guado di sangue della sua carneficina, inchiodato in
un allucinato clima da incubo, Macbeth si trascina con ciò che resta
della sua breve esistenza sino alla 'Fine' perdendo via via ogni connotato
o sembianza umana. Nel loro delirio i due protagonisti raggiungono
stature mitiche grazie anche agli echi che si rifrangono in loro di
Lucifero o Prometeo o, nel loro rapporto, di Adamo ed Eva e della
loro grande disobbedienza. Potenzialità negative dell'anima, passione,
disgregamento morale e fisico, solitudine: questi i punti cardini
della tragedia, la base su cui Cobelli costruirà le fondamenta di
questa messinscena. Il male insito nell'animo umano, la contrapposizione
di forze che continuamente entrano in conflitto nella vita, dalle
quali scaturiscono inganni, ambizioni e persino follia. Ma soprattutto
la passione, non l'amore in questo caso, ma una passione amorosa talmente
forte (e folle) da portare ad un ineluttabile disgregamento morale
e fisico. Sentimenti che fatalmente conducono i protagonisti -e non
solo- a passare da una situazione di relazione comunitaria alla solitudine
più assoluta: Lady Macbeth preda del sonnambulismo, della pazzia,
del suicidio e Macbeth che, negli ultimi giorni della sua esistenza,
verrà stanato come un animale e ucciso, 'quasi fosse una battuta di
caccia' dice Cobelli, tra i rami della foresta di Birnam.