Emilia Romagna Teatro - Stabile Regionale
Nuova Scena - Arena del Sole - Stabile di Bologna
presenta
no

MACBETH
di William Shakespeare

con

KIM ROSSI STUART
SONIA BERGAMASCO

e con
Desir Bastareaud, Francesco Benedetto, Giuliano Brunazzi, Rino Cassano, Francesco Cifani, Lea Cirianni, Leonardo Di Gioia, Giulia Innocenti, Germano Maccioni, Gianluca Morini, Giuliano Oppes, Valerio Peroni, Alessandra Tomassini, Gian Paolo Valentini

regia

Giancarlo Cobelli

scene e costumi Carlo Diapp,i luci Robert John Resteghii,
suono Alessandro Saviozzi


Dopo quattro anni dall'allestimento di Un patriota per me di Osborne, Giancarlo Cobelli torna a Modena per mettere in scena Macbeth di William Shakespeare, spettacolo coprodotto da Emilia Romagna Teatro- Teatro Stabile Regionale e da Nuova Scena-Arena del Sole-Teatro Stabile di Bologna. Lo spettacolo si inserisce in un progetto più ampio realizzato in occasione del centenario verdiano: per completare l'omaggio al grande musicista infatti, Cobelli metterà in scena la tragedia shakespeariana nella doppia versione, in prosa e in lirica quest'ultima coprodotta dai Teatri Comunali di Modena e Ferrara e dal Municipale di Piacenza. Per entrambi gli allestimenti le scene e i costumi saranno creati da Carlo Diappi e le luci da Robert John Resteghini. Due versioni per un unico allestimento, per un'unica indagine registica che ha come punto di partenza e nucleo fondante l'opera in prosa, dalla quale scaturisce la versione lirica. "Il Macbeth- scrive Andrew Cecil Bradley- lascia nella maggior parte dei lettori una profonda impressione delle sofferenze di una coscienza colpevole e della ricompensa che riceve il delitto… Ma ciò che Shakespeare sentì, forse, anche più profondamente, quando scrisse questo dramma, fu l'incalcolabilità del male: il fatto che quando vi si invischiano, gli esseri umani non sanno quello che fanno. L'anima, sembra dirgli la sua sensibilità, è qualcosa di tale inconcepibile profondità, complessità, e delicatezza che quando vi introducete, o tollerate che vi si sviluppi, un qualsiasi cambiamento, e in particolare il cambiamento chiamato male, non potete formarvi che un'idea molto vaga delle reazioni che avverranno in voi. Tutto ciò di cui potete essere sicuro è che esse non saranno ciò che vi aspettate, e che non sarà possibile evitarle." Sulla traduzione di Masolino D'Amico, l'adattamento di Cobelli opera una riduzione: scelta, funzionale alla concentrazione della scena e della sala, che permette di costruire un concertato teso, che faccia deflagrare in scena il tragico disfacimento delle anime e dei corpi. Un' azione che erompe selvaggia sulle lande di una Scozia arcaica, estremo lembo del mondo, per procedere con furia veemente in un'angoscia che non conosce respiro sino alla prima terrificante crisi: il massacro della sacralità regale di Duncan. Su queste macerie germoglia la tirannia di Macbeth incoronatosi re, e le ribellioni della sua coscienza sono sconfitte dall'alleanza tra le forze del male e la ferrea ambizione della consorte Lady Macbeth. Travolto nel guado di sangue della sua carneficina, inchiodato in un allucinato clima da incubo, Macbeth si trascina con ciò che resta della sua breve esistenza sino alla 'Fine' perdendo via via ogni connotato o sembianza umana. Nel loro delirio i due protagonisti raggiungono stature mitiche grazie anche agli echi che si rifrangono in loro di Lucifero o Prometeo o, nel loro rapporto, di Adamo ed Eva e della loro grande disobbedienza. Potenzialità negative dell'anima, passione, disgregamento morale e fisico, solitudine: questi i punti cardini della tragedia, la base su cui Cobelli costruirà le fondamenta di questa messinscena. Il male insito nell'animo umano, la contrapposizione di forze che continuamente entrano in conflitto nella vita, dalle quali scaturiscono inganni, ambizioni e persino follia. Ma soprattutto la passione, non l'amore in questo caso, ma una passione amorosa talmente forte (e folle) da portare ad un ineluttabile disgregamento morale e fisico. Sentimenti che fatalmente conducono i protagonisti -e non solo- a passare da una situazione di relazione comunitaria alla solitudine più assoluta: Lady Macbeth preda del sonnambulismo, della pazzia, del suicidio e Macbeth che, negli ultimi giorni della sua esistenza, verrà stanato come un animale e ucciso, 'quasi fosse una battuta di caccia' dice Cobelli, tra i rami della foresta di Birnam.