Tra le ragioni della scelta di Nanni Garella di mettere in scena Miseria
e nobiltà di Eduardo Scarpetta c'è il lavoro che il regista sta svolgendo
negli ultimi anni alla ricerca di una identità della lingua teatrale
italiana attraverso le sue forme dialettali. La motivazione poetica
che sta alla base di questo allestimento è il sogno di Garella di
trasformare il palcoscenico in un grande teatro di burattini. "Con
lo scenografo e costumista Antonio Fiorentino - ha dichiarato Garella
- abbiamo creato delle immagini che restituissero al pubblico un occhio
infantile: un mondo colorato simile a un teatrino di burattini con
gli attori in carne e ossa". Contribuisce alla realizzazione di questa
idea l'uso delle maschere, maschere leggere in lattice, "concettuali",
che però non snaturano la fisionomia degli interpreti. Allo stesso
modo contribuiscono i costumi, dai colori vivaci, realizzati in tessuto-non
tessuto, un particolare tipo di carta trattata e colorata a mano.
Un'altra delle tematiche del lavoro di Nanni Garella emerge in questo
spettacolo: quella della diversità, in questo caso una diversità sociale
intesa come povertà, "miseria vera", come dice una battuta della commedia.
I protagonisti di Miseria e nobiltà vivono miseramente, alla fine
dell'Ottocento, in una specie di "basso" napoletano: non hanno i soldi
per pagare l'affitto, per comprare il cibo devono impegnare i cappotti,
le lenzuola, finché un giorno hanno l'occasione, quasi miracolosa,
di impersonare i parenti di un nobile e ricco giovanotto che, per
sposare una signorina, ha bisogno di far finta che i suoi genitori
vadano a dare il consenso. Così si mascherano da nobili, possono essere
ospitati in una casa ricca e mangiare a sbafo per giorni e giorni.
Il protagonista di Miseria e nobiltà, Felice Sciosciammocca, qui interpretato
da Virginio Gazzolo, è un erede di Pulcinella. Evoca due figure importanti
del nostro passato teatrale: Totò, nella famosa versione cinematografica
degli anni '50, ed Eduardo De Filippo che mise in scena la commedia
in teatro.