Emilia Romagna Teatro
Compagnia Teatrale "I Magazzini"
in collaborazione con Biennale Teatro
presenta
no

ZIO VANJA
di Anton Cechov

con

Miriam Acevedo, Alessandra Celi, Stefania Graziosi, Sandro Lombardi, Lucia Ragni, Alessandro Schiavo, Roberto Trifirò, Gianfranco Varetto, Massimo Verdastro

regia
Federico Tiezzi

scene e costumi Pier Paolo Bisleri, fondale dipinto Giovanni Frangi,
luci Domenico Maggiotti, regista assistente Giovanni Scandella,
costumista collaboratore Claudia Pernigotti, collaborazione drammaturgica
Mara Chiaretti, musiche a cura di Sandro Lombardi e Giovanni Scandella,
maestra di canto Francesca Della Monica

Una bella donna è ospite in una casa di campagna e fa innamorare di sé due uomini. Partendo dalla estrema e sintetica semplicità di questo racconto, Zio Vanja tocca una serie di altri motivi, tutti riconducibili alla crisi che investe gli esseri umani a un certo punto della vita. C'è una maturazione interiore che cresce in Vanja, Astrov, Sonja quando le loro anime si trovano a essere messe a nudo da un avvenimento tanto banale quanto sconvolgente. C'è il tradimento del tempo che lascia una specie di malattia dentro gli uomini, da cui è difficile guarire, perché il tempo apre ferite che non si rimarginano facilmente. Vecchie ferite che la vita ha inflitto ai vari personaggi vengono crudelmente riportate alla luce dalla presenza di Elèna, la cui bellezza e giovinezza e desiderio di vita semina turbamento e diffonde sgomento intorno a sé. L'autore sottotitola questo testo "Scene di vita di campagna": e si tratta di scene staccate nella continuità di un racconto che interseca vari piani di lettura. C'è la vicenda in sé, con una comicità da vaudeville nei continui colpi di scena. C'è la proiezione dell'avventura di una famiglia (borghesia possidente che sta morendo di apatia e di assenza) nel più largo ambito della Storia che si muove. C'è poi la vita: l'avventura dell'uomo che nasce cresce ama si perde è vinto vince muore: grande parafrasi poetica del nostro stare al mondo. Questo dramma è tra i testi di Cechov il più agitato, febbrile, inquieto. Mostra il conflitto tra la lentezza dell'esistenza esterna e la concitazione della vita interiore, tra l'indolenza delle ore che passano e la febbre muta che tormenta gli ospiti di Vanja. Irritati e scontenti da un lato, tutti i protagonisti sono dall'altro fortemente erotizzati. Nervi e eros: nervi comunque e dovunque scoperti, tesi; eros comunque e dovunque frustrato anche se avido, eccitato. Sullo sfondo di una Natura che libera le pulsioni e smuove le inquietudini più profonde e inconfessate.