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Compagnia
delle Indie Occidentali,
Giga s.r.l. e Estate Teatrale Veronese
presentano
MOLTO
RUMORE PER NULLA
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Enrico Groppali
con
MARIANGELA D'ABBRACCIO
e con
Daniela Allegra, Carla Cassola, Sandra De Falco,
Anna Moriello, Pietro Bontempo, Fortunato Cerlino,
Walter Del Gaiso, Giulio Farnese, Peppe Mastrocinque,
Peppe Miale, Roberto Negri, Roberto Tesconi
regia
Armando Pugliese
impianto scenografico Bruno Garofalo, costumi
Silvia Polidori,
musiche Antonio Sinagra, movimenti coreografici Aurelio Gatti
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Note di regia
Nell'affrontare a venti anni di distanza, per la seconda volta, l'allestimento
di Molto rumore per nulla, mi appare ancora più evidente che il pregio
dell'opera consiste fondamentalmente nella sua composizione strutturale.
Gli spunti narrativi, dalla ventiduesima novella di Matteo Bandello
al materiale tratto dal quinto canto dell' Orlando furioso dell'Ariosto,
si compongono infatti di una architettura teatrale rigorosa che organizza
con grande ritmo e sapienza innumerevoli plots e personaggi disseminati
in tutta la produzione shakespeariana. Lo stesso tema portante della
commedia, la lotta fra i sessi, condotta nella forma molto della più
serrata sehermaglia fra Beatrice e Benedetto (personaggio che ricorda
molto da vicino Mercuzio) è sicuramente l'applicazione in campo amoroso
delle più ardite teorie politiche di Macchiavelli: nel misogino Benedetto
e nella femminista Beatrice non v'è traccia delle periodiche reincarnazioni
dell'amore-passione che hanno popolato le letterature europee di svariati
secoli, ma è l'attrazione delle loro intelligenze, il "matrimonio delle
menti" dei Sonetti, che si muove in una dimensione totalmente politica.
E non poteva essere diversamente, poiché il contesto in cui è ambientata
la vicenda è pur sempre quello di una terra, Messina, e dei suoi abitanti,
terra occupata dagli aragonesi venuti a "liberare" la Sicilia dai francesi.
Leggo infatti nel "surploto" della vicenda parallela di Claudio ed Ero,
la concretizzazione di una violenza più che mai elisabettiana, che solo
apparentemente si discosta dalla gaia e barocca patina che pare avvolgere
la commedia: questi quasi doppini di Romeo e Giulietta, parodiati nello
stesso Molto rumore, nella scena del balcone dall' "allegra comare"
Margherita e da Borraccio, sono comunque i portatori del conflitto "etnico",
che prelude a quello sviluppato più avanti da Shakespeare nella tragedia
di Otello, quando Claudio in chiesa, nella scena del matrimonio, dice
al padre della sposa "non dare quest'arancia marcia al tuo amico",
mentre tutta la dinamica della danza malvagia è menata dal Don
Juan, pur sempre "liberatore" della terra di Sicilia, che
altro non è che il precedessore di Jago.
Allo stesso modo il gruppo delle guardie, altro pilastro ricorrente
dell'archichettura shakespeariana, che ci rimanda al gruppo dei comici
del Sogno, non ci deve far dimenticare con il suo tono lieve e ilare
che l'intera commedia contiene in nuce la complessa conflittualità,
quindi la modernità, di tutta la produzione teatrale di Shakespeare.
Armando Pugliese
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