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Budapest 1899.
Kaiser parade. La folla saluta l'imperatore Francesco Giuseppe il quale
chiede espressamente di salutare il giovane direttore della banda del
3° reggimento di cui ha ascoltato l'opera Kukuska, ma questo giovane
musicista, Franz Lehár, non si trova. Lehár ha fatto bisboccia sino
al mattino ed è rimasto a letto a dormire. Quando l'imperatore viene
a conoscenza del fatto, non si arrabbia anzi, dopo una bella risata,
sentenzia: "Questo giovane farà strada". E il giovane Franz di strada
ne farà tanta. A Vienna nel 1902 va in scena la sua operetta "Le donne
viennesi" e grazie a lui tutta Vienna profuma di operetta: Le ragazze
languiscono e i giovanotti si infiammano ed anche per Franz comincia
la stagione degli amori: Franz è un po' un monello!
Ad un veglione un giovane ufficiale, nella folla turbinosa, perde di
vista una graziosa mascherina che evidentemente gli sta a cuore. Dopo
molto inutile cercare egli si ritira amareggiato in un palchetto, ma
ecco che d'improvviso la scorge in mezzo alla calca e allora non esita
un istante e, per non tornare a perderla, salta giù in platea e la raggiunge
fra la sorpresa di tutti.
La cosa finisce sui giornali che non fanno nomi ma tutti sanno che "l'acrobata"
è Franz Lehár, l'aitante Kapellmeister, che dirige la banda dell'87°
reggimento fanteria e che durante le esibizioni della banda lancia,
da rubacuori impertinente, occhiate assassine alle belle signore della
buona società, ma soprattutto alle prosperose popolane. Si
proprio come succede nella sua operetta "Eva". Se gli amori di Franz
sono altalenanti, il suo successo come musicista si fa sempre più solido
anche se gli scontri non mancano. Al Theater and der Wien il 30 dicembre
del 1905 deve andare in scena "La vedova allegra". La prova antecedente
la generale dura dalle 11 del mattino alle 3 del giorno successivo.
Ci sono estenuanti
discussioni e dispute fra librettisti, interpreti, dirigenti del teatro,
ma alla fine ha ragione lui: Lehár. La vedova sarà un successo. Ma già
nel 1907 in Italia La Vedova fa scandalo ed è osteggiata per motivi
politici, ma ben presto si capirà che "ci sono le operette e le operette
di Lehár: capolavori dove la musica si libra in orizzonti più vasti,
di rara perfezione". Ed allora eccole le operette di Lehár: "La danza
delle libellule", "Il paese del sorriso", "Paganini", "Il conte di Lussemburgo"
e la tanto amata "Frasquita", la bella e capricciosa spagnola grazie
alla quale Franz è insignito della "legion d'onore". Franz è ormai ricco
e famoso. Tutti i teatri d'Europa si contendono le sue operette. Franz
è ormai ovunque: la musica è la sua vera compagna, la sua vita è per
tutti un sogno: onore, denaro, belle donne. Ma ciò nonostante a Bad-Ischl
nel 1948 Franz scriverà: "Io Franz Lehár non sono venuto al mondo per
godermi la vita, ma per fare gli altri felici. Ed ho lavorato per questo!".
Note di regia
Il sogno, è per definizione, una sequenza di immagini dove, spesso,
è dolce cullarsi: Sogno Viennese vuole essere questo. Una sequenza di
immagini tratte dalla vita e dalle operette di Franz Lehár. Episodi
romanzati della sua vita fanno da filo conduttore alla ricostruzione
de suoi più grandi successi da "Donne viennesi" a "Paganini", da "La
vedova allegra" a "Il paese del sorriso". Il tutto in uno spettacolo
dal ritmo incalzante scandito dai tanti sfarzosi quadri che lo compongono
e sottolineato dalle diverse ambientazioni e dagli oltre duecento costumi.
Sogno Viennese si muove così fra ricostruzione storica e divertimento
puro diventando non solo un "divertissement" ma anche interessante momento
di conoscenza del più amato compositore d'operetta:Franz Lehár.
I suoi lavori hanno attraversato
tutto un secolo di profondi cambiamenti, ma tuttavia il loro successo
è sicuramente destinato a restare e a rinnovarsi anche nel 2000. Ma
cos'è l'operetta? Lehár rispondeva così: "L'operetta è il 33% di musica,
33% di prosa, 33% di danza. E il restante 1%? Quelli sono gli applausi!".
Ed è proprio questa "ricetta" che Sogno Viennese vuole rispettare così
come vuole ricreare il carattere di Lehár. Scriveva di lui Arnaldo Fraccaroli
nel 1910 a Venezia: "Ha un curioso modo di parlare.
Quando parla, sorride sempre, agli angoli della bocca e negli occhi
azzurri ha i segni di un'allegria continua. Questa espressione dà al
suo parlare un tono di leggerezza, di arguzia blanda: una certa bonarietà
ridanciana.
Non è austriaco: è ungherese, ma vi risponde in triestino, cioè veneziano
sbagliato nelle desinenze e nelle coniugazioni: è interessante sentire
parlare il triestino con accento tedesco da un ungherese". Sogno Viennese
è dunque tutto questo, uno spettacolo sempre sorridente, con agli angoli
della bocca e negli occhi azzurri i segni di un'allegria continua.
Una espressione che dà al suo dipanarsi un tono di leggera, arguta baldanza:
allegretto sostenuto come si dice in musica.
E la musica e il carattere sono dunque quelli di Lehár: dove l'operetta
si libra negli orizzonti più alti e non solo nelle famose Vedove allegre,
ma anche nella solare spagnola Frasquita, nella nuova cenerentola Eva,
nell'aristocratica Paganini, nell'originale Conte di Lussemburgo.
Un immaginario Paese del sorriso arricchito dalla cura di Corrado Abbati
che ha dalla sua, per unanime ammissione, quell'innato "non so che",
quella predisposizione di pochi all'operetta.
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