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La
bizzarria di differenti insicurezze di intime incapacità di essere
normali di due generazioni a confronto: ecco la sostanza di "Perchè
non rimani a colazione" di Ray Cooney e Gene Stone, una commedia
moderna in stile platino con un "lui" trentanovenne che ha
sulle spalle la polvere di diciotto anni di lavoro da colletto bianco,
la frustrazione di una goffaggine sessuale che gli ha rovinato un matrimonio,
il peso maniacale di una sorella-madre ipocondriaca. Lo sguardo su questo
personaggio e il ritratto tagliente, bonario e ironicamente veriterio
di una piccola borghesia che non ha conoscenza della propria crisi.
Ma da dove, se non
dall'improvvisa consapevolezza che esiste un altro mondo, può
arrivare la scossa decisiva al proprio inconsapevole sonno della ragione?
A questa presa di coscienza arriva George, il "lui" della
commedia, grazie a una bambina-madre, figlia dei figli dei fiori, sempre
incerta, combattuta tra il lasciarsi conquistare dal fascino di una
vita noiosa ma serena e rispettabile con George, e l'essere coerente
con l'immagine ribelle e disinvolta che ha creato di sé. E un
incontro mascherato da scontro, quello tra George e Louise, in cui il
continuo battere i piedi della ragazza trova un insperato completamento
nella sorniona e sottomessa ironica pazienza dell'uomo, in cui i sogni
di orgoglio e solitudine di lei trovano una risposta morbida nella felicità
di lui alla sensazione di essere un quasi-padre, e in cui il punto di
contatto più forte tra i due è l'assoluta mancanza di
banalità.
Tra battute concise, brevissime, sarcastico-ironiche e sinceramente
esilaranti si consumerà il piccolo idillio, forse destinato a
finire o forse no, di due persone che proveranno ad amarsi, a superarsi,
a rendersi normali e a rendere normale un rapporto che soffre, di fronte
agli altri, di un peccato originale come la grande differenza d'età.
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