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Pirandello è l'autore che Bosetti ha più frequentemente visitato nelle
sue interpretazioni: ha debuttato infatti nel ruolo del tenente in Vestire
gli ignudi nel lontano 1950 e ha proseguito poi con il Figlio nei Sei
personaggi, nel '53, nell'edizione con maschere diretta da De Bosio,
cui ha fatto seguito Memmo Speranza di Ma non è una cosa seria (1957),
allo Stabile di Trieste e anche in TV. Il passaggio ai ruoli maturi
avviene con la ripresa di Vestire gli ignudi, sempre in televisione,
nel ruolo del console Grotti (1958); con il marito del La morsa (1966):
con lui ci sono Giulia Lazzarini e Antonio Salines, ed è proprio nella
lucidità raziocinante del personaggio che Bosetti trova Pirandello,
di cui di lì a poco affronta il Romeo Daddi di Non si sa come, veicolo
per il Padre (Sei personaggi) nelle due edizioni dirette da lui stesso
e da Patroni Griffi, Martino Lori (Tutto per bene) e nel 1989, Enrico
IV. Mancava solo il Ciampa, il protagonista del Berretto a sonagli.
Tutta l'opera di Pirandello è percorsa uniformemente da quello che Adriano
Tilgher avrebbe denominato il conflitto tra la vita e la forma. Nelle
opere della trilogia del teatro nel teatro, in Enrico IV e ne Il berretto
a sonagli, la poetica della realtà e della finzione arriva a trasformarsi
in una vera e propria teoria implacabile e
lucida della personalità. Le trappole disseminate dalla vita e dagli
uomini tendono alla ripetizione di quel momento, di quell'attimo in
cui il personaggio pirandelliano è fissato, inchiodato, come la farfalla
sull'asse dell'entomologo. L'approdo di questa ripetizione dolorosa
è lo psicodramma, la messa in scena del fatto che ha provocato l'incidente,
quello "strappo nel cielo di carta" delle nostre felicità, delle nostre
certezze, dei nostri celati compromessi. "A birritta ccu i ciancianeddi"
nasce per l'estro di Musco, fra un cambio di casa e l'altro, nel 1916,
lavorando su due novelle (La verità e Certi obblighi): di schietto stampo
contadino, la prima, protagonista Tararà, l'abbacchiatore della Giara,
cittadina la seconda, con quel protagonista "il Ciampa" parente del
Chiàrchiaro della Patente, figura chiusa e sfumata quanto invece è chiara
e scoperta quella del Tararà. Anche il nome è misterioso (come lo è
quel ménage con la giovane e bella moglie anch'essa silenziosa, troppo
silenziosa per non destare un lecito sospetto sulla sua onestà). Corre
fra questi personaggi una stretta parentela con il mondo del Così è
(se vi pare) sul quale si insinua inquietante l'ombra della follia:
un mondo di pazzi, tristi o lieti, gaudenti o cornuti, SOLI nel gran
teatro del mondo spezzato dalla grande guerra. Nessun
riscatto, nessuna speranza per questi esseri messi a nudo, spiati o
segnati a dito nella loro miseria, nella loro quotidiana battaglia contro
la morte, dagli altri essi stessi ad un tempo carnefici e vittime. "Ci
sono per tutti gli attori - scriveva Pirandello nel '35 sul Dramma -
dei momenti privilegiati (più o meno frequenti a seconda della loro
sensibilità di artisti) durante i quali essi diventano il personaggio.
Essi continuano a parlare secondo il testo stabilito dall'autore ma
è come se lo creassero spontaneamente e si ha la precisa impressione
che una battuta improvvisata non li metterebbe in imbarazzo, che essi
potrebbero seguitare, almeno per un certo tempo, a parlare spontaneamente
senza tradire la loro "parte": tanto vi si sono immedesimati". E vi
sono dei personaggi che sono accolti dall'attore con una felice predisposizione
naturale: è il caso di Bosetti con i personaggi pirandelliani, ultimo
dei quali il Ciampa.
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