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Il sottotitolo
de "Le sedie" è "farsa tragica", quindi né commedia, né dramma in senso
classico, ma piuttosto tragedia farsesca, assenza di senso, catastrofe
della speranza un rapido balletto di sedie con un ritmo incalzante che
ricorda i "vaudevilles" di feydeau, certo con ben altra atmosfera ed
altre intenzioni. "Ecco - scrive Ionesco - si tratta dell'assenza, della
vacuità, del nulla. Le sedie sono rimaste vuote perché non c'é nessuno...
Il mondo non esiste per davvero. I protagonisti sono due vecchi, un
uomo e una donna, lui novantacinquenne, lei novantaquattro anni. Sepolti
dalla società, vivono in una reclusione di rimpianti, fino al giorno
del messaggio, dell'avvenimento che sfocia in un incredibile finale.
Nel frattempo, però, si ride, ma si ride verde, si sogghigna, perché
la buffoneria rappresentata è fatta di umor nero e poi perché la posta
in gioco è la nostra stessa vita, anzi la nostra stessa morte.
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