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Teatro
Stabile di Catania
diretto da Geppy Gleijeses presenta LACRIME NAPOLETANE di Manlio Santanelli da un'idea di Geppy Gleijeses con orchestra in buca diretta dal Maestro Tonino Esposito con GEPPY GLEIJESES, LINA SASTRI regia Geppy Gleijeses |
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Da ragazzo, giovane spettatore e viscerale consumatore di ogni tipo di teatro e particolarmente del nostro, mi recavo spesso, in questi casi con spirito da entomologo, al "2000" e allo "SPLENDORE" (TRIANON) i templi della sceneggiata. E mentre "osservavo" con un pizzico di stupido cinismo asetticamente la "sceneggiata", mi sorprendevo talvolta ad emozionarmi per le grandi canzoni di Bovio, per il nobile guittume di comici come Lino Crispo e Bianca Sollazzo, per le vendette di Merola, per la punizione del "malamente", per la voce del suggeritore che si sentiva più forte degli attori, per le grida del pubblico inferocito o divertito, per il pianto del bimbo senza mamma, per la lezione dello zappatore al figlio "pezzente sagliuto". Cosa sfuggiva al mio controllo di piccolo intellettuale spocchioso? Perchè mi vergognavo delle mie emozioni? Erano emozioni sbagliate? Ma esistono le emozioni sbagliate? No! Oggi, a distanza di 25 anni, il filtro prezioso dei lustri passati mi porta a rimpiangere perlomeno alcune gemme nascoste in quella paccottiglia. La Sceneggiata non si fa più e forse alcune dosi eccessive di snobismo intellettuale ne hanno causato il decesso. Nel mio piccolo offrirò una revisione scenica al pubblico e a me stesso, per placare un mal sopito rimorso. "Non dobbiamo avere paura dei nostri sentimenti" ecco il sottotitolo di Lacrime napoletane, scritto da Manlio Santanelli e da me: occasione straordinaria non per una piccola fiera d'antiquariato stracciona, ma per ripulire e scrostare dal lordume accumulato, dal degrado di scenari orripilanti, dalle condanne di infamità e di schiavitù inflitte alla traditrice, dalla violenza gratuita, dal falso mito consumistico (il miraggio della casa in via Orazio a Napoli), da una scrittura fatta coi piedi per salvare insomma, il grumo di passioni che da Sofocle a Shaekespeare a Mastriani è l'anima del grande Teatro. Bovio ci aiuterà con la forza della sua malinconia. Vedremo lame che guizzano nel buio, l'America favolosa degli emigranti degli anni venti, il dolore reale del pratoganista tradito, il pentimento della traditrice, lo strazio dei figli abbandonati per bisogno e per scansare le carceri, il rovello crudele dell'antagonista (un lago innamorato), la condanna e il perdono e sentiremo le più belle canzoni di quegli anni. Riportiamo tutto indietro nel tempo, alla purezza e alla forza della passione pura, sperando finalmente di poter ridere e piangere senza vergognarci. |
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